Sono onda e sono mare.
Il mio sentire è vasto, non sbagliato.
Gli altri possono arrivare, sfiorarmi, sparire.
Ma io resto.
La mia intensità è un fiore raro:
non fiorisce nei terreni poveri,
non cresce nell’indifferenza,
non vive nell’amore a metà.
Non chiedo di essere trattenuta:
chiedo di essere compresa.
Non chiedo fedeltà di forma:
chiedo presenza del cuore.
Se qualcuno non può restare, non è un difetto mio:
è un limite suo.
Ciò che non riesce a tenere la mia anima,
non la merita.
Io sono la forza che si rialza,
anche quando l’onda mi travolge.
Anche quando il vento cambia.
Anche quando la notte è lunga.
Ogni abbandono mi insegna che posso trattenermi da sola.
Ogni silenzio mi ricorda che ho una voce interiore.
Ogni incertezza mi riporta a casa:
dentro il mio petto, dentro il mio respiro.
Io non sono ciò che gli altri riescono a vedere,
sono ciò che riesco a sentire.
E il mio sentire è un universo:
non si riduce alla scelta di un cuore distratto.
Se l’altro non resta, io resto.
Se l’altro non ascolta, io mi ascolto.
Se l’altro svanisce, io mi ricompongo.
Il mio dolore non è sconfitta:
è il prezzo della mia profondità.
E la profondità è bellezza,
non ferita.
Io non cerco chi mi salva:
cerco chi mi riconosce.
E finché non arriva,
sono io la mia riconoscenza,
sono io il mio abbraccio,
sono io il mio porto.
Margherita Roncone
