UNA STORIA DI CORAGGIO E LA NECESSITÀ DI DISIMPARARE IL PATRIARCATO
“Non c’è niente di più potente al mondo di una donna che si ama e che sparge il suo amore, brillando come sole rovente, mentre il buio intorno muore.”
Margherita Roncone
Viviamo ancora in una società che insegna alle bambine a essere brave, accondiscendenti, accomodanti.
Non assertive, ma “gentili”.
Non ambiziose, ma “misurate”.
Non libere, ma “appropriate”.
Il patriarcato non è solo un sistema politico o culturale: è un’abitudine emotiva, un codice invisibile che si trasmette in famiglia, di madre in figlia, spesso in buona fede. È in quella voce interiore che ci suggerisce di non disturbare, di aspettare, di capire prima di reagire, di mettere da parte noi stesse per mantenere la pace.
È in quella tendenza a giustificare, a perdonare troppo, a credere che l’amore debba salvare, anche quando ci fa male.
Eppure, è proprio da qui che deve iniziare la rivoluzione più profonda: nelle case, nelle scuole, nei cuori delle donne che educano altre donne.
Indice dell’articolo
- Una storia vera, una storia di rinascita
- Il patriarcato che respira in noi
- Un problema che riguarda tutti
- L’importanza della rete
- Guarire per rinascere
- Se hai bisogno di aiuto
Una storia vera, una storia di rinascita
C’è una giovane donna che ha vissuto una relazione di quattro anni.
Credeva in quel legame, sognava una casa, una famiglia, una vita insieme.
Lui era gentile, educato, ma a tratti nervoso, impulsivo. Nulla di eclatante, nulla che sembrasse violenza. Finché un giorno, durante una discussione banale, lui ha alzato il pugno. Non l’ha colpita, ma quel gesto ha frantumato qualcosa di sacro: la sicurezza, la fiducia, il rispetto.
In quell’istante, lei ha capito.
Ha sentito il confine netto tra ciò che si può perdonare e ciò che non si deve accettare.
Non ha aspettato il colpo, non ha sperato che passasse, non ha pensato che fosse “un momento”.
Ha scelto di andare via.
E in quella decisione, così dolorosa, ma lucida, ha incarnato la forma più alta di amore: l’amore per sé stessa.
Lui ha promesso di cambiare, di andare in terapia, di curare quella rabbia che sapeva di avere dentro.
Ma lei non ha ceduto.
Ha camminato da sola, ha ricostruito la propria vita, la propria forza, la propria voce.
Quella giovane donna è mia figlia.
E la sua scelta mi ha insegnato che la dignità è il primo atto d’amore che una donna può fare verso sé stessa.
Il patriarcato che respira in noi
Quando una donna sceglie di dire “basta”, non sta solo opponendosi a un uomo: sta opponendosi a un sistema.
A secoli di educazione emotiva sbilanciata, dove gli uomini sono stati autorizzati alla rabbia e le donne al silenzio.
A un linguaggio che ancora oggi definisce una donna “isterica” se alza la voce e un uomo “determinato” se urla.
A una cultura che insegna alle figlie a essere comprensive e ai figli a essere vincenti.
Eppure, anche noi donne, spesso senza accorgercene, siamo state parte di quel sistema.
Quando abbiamo detto a una bambina “stai composta”, ma a un bambino “sei un maschio, è normale”.
Quando abbiamo sopportato, scusato, giustificato per paura di restare sole.
Quando abbiamo creduto che la felicità passasse attraverso lo sguardo di approvazione di un uomo.
Non è colpa, è eredità.
Ma possiamo trasformarla in consapevolezza.
Possiamo insegnare alle nostre figlie che l’amore non è sacrificio, che la gentilezza non è sottomissione, che la dolcezza può convivere con la forza.
Possiamo insegnare ai nostri figli che il potere non è dominio, che la rabbia va compresa, non agita, che la vulnerabilità è una forma di coraggio.
Un problema che riguarda tutti
Spesso si pensa che il patriarcato sia un problema delle donne.
In realtà, è un problema dell’intera società, un sistema che ha ferito entrambi i generi: ha insegnato alle donne a tacere e agli uomini a non sentire.
Ha tolto sensibilità all’uomo, spingendolo a credere che la forza risieda nel controllo, nella superiorità, nella negazione della propria parte vulnerabile.
Ma il cambiamento passa anche da noi: donne, madri, compagne, educatrici.
Abbiamo la possibilità, e la responsabilità, di educare i nostri figli, i nostri compagni, gli uomini che ci sono accanto al rispetto, alla gentilezza, alla tenerezza come forma di potere autentico.
Di insegnare loro a riconoscere il femminino sacro dentro di sé, quella parte empatica, accogliente, intuitiva, capace di custodire e non di possedere.
Solo così potranno imparare a onorarlo anche nella donna, nel mondo, nella vita.
Il patriarcato non è una guerra tra generi: è una ferita collettiva da curare insieme.
E la cura passa attraverso la consapevolezza, l’educazione affettiva e un rispetto profondo che non teme la differenza, ma la celebra come complementarità.
Negli ultimi anni il patriarcato ha perso parte del suo potere esplicito, ma non la sua radice profonda.
E l’uomo, privato del ruolo di supremazia che per secoli gli è stato garantito, spesso reagisce con smarrimento o con rabbia.
Il narcisismo patologico, la violenza psicologica, il bisogno di controllo: sono le maschere di un potere che teme di essere messo in discussione.
Ma è proprio da questo smarrimento che può nascere una nuova possibilità: educare alla parità emotiva.
Non si tratta di vincere una lotta tra generi, ma di guarire una male collettivo.
Di ricominciare da un linguaggio diverso, da una cultura affettiva capace di insegnare che il rispetto è la base dell’amore, non la sua eccezione.
L’importanza della rete
Eppure, la consapevolezza da sola non basta.
Molte donne, pur comprendendo di trovarsi in una relazione pericolosa o tossica, non riescono a chiedere aiuto.
La paura, la vergogna, la dipendenza economica o affettiva, il timore di non essere credute: tutto questo le paralizza.
E troppe volte la denuncia resta inaudita, ignorata o minimizzata.
Per questo è fondamentale costruire una rete di sostegno reale, concreta, capace di accogliere prima di giudicare.
Una rete fatta di amiche, sorelle, madri, colleghi, professionisti, ma anche di comunità più ampie: scuole, associazioni, istituzioni che non voltino lo sguardo.
Ogni donna deve sapere che non è sola, che esistono spazi sicuri, numeri da chiamare, mani tese pronte a sostenerla nel momento della scelta più difficile.
La solidarietà femminile, quando diventa azione e presenza, è uno strumento rivoluzionario.
Perché la violenza cresce nel silenzio, ma si spegne nelle mani che si stringono, nella rete, nella parola
condivisa.
Raccontarsi, ascoltarsi, credersi a vicenda: questo è il primo passo verso la libertà collettiva.
Guarire per rinascere
Scrivendo “L’amore che ammala – Guarire dalle relazioni tossiche per tornare a scegliere sé stessi”, ho imparato che la guarigione non è solo personale, ma anche culturale.
Ogni volta che una donna sceglie sé stessa, il mondo cambia un po’.
Ogni volta che una madre insegna a una figlia a non giustificare la violenza, si interrompe una catena secolare.
Ogni volta che una giovane donna, come mia figlia, trova il coraggio di lasciare, di non aspettare, di restare fedele a sé, accende una luce che illumina anche il cammino delle altre.
È da qui che nasce la vera rivoluzione: dal coraggio silenzioso e quotidiano di chi sceglie la propria dignità come casa.
Il patriarcato non morirà con la rabbia, ma con la consapevolezza.
Con l’educazione affettiva, con l’ascolto, con la libertà di essere interi.
E con l’esempio potente di ogni donna che solleva la testa e insegna che la vita non va mai barattata con la paura.
Perché non esiste amore che valga la perdita di sé.
E scegliere sé stesse non è egoismo: è il primo passo verso una società che non abbia più bisogno di parlare di violenza, ma solo di rispetto.
Se hai bisogno di aiuto
Non restare sola.
Se senti di essere in pericolo o vivi una situazione di violenza, fisica, psicologica o economica, puoi contattare gratuitamente e in modo anonimo il 1522, il numero antiviolenza e stalking attivo 24 ore su 24.
Operatori formati ascolteranno la tua storia, ti indirizzeranno verso i centri territoriali più vicini e ti aiuteranno a metterti al sicuro.
Nessuna donna deve sentirsi sola.
Parlare, chiedere aiuto, condividere: sono i primi atti di libertà.
Hai sentito anche tu quel momento in cui è diventato necessario dire basta?
“Trova il tuo valore”: un viaggio potente per tornare al centro della tua vita, scegliere te stessa, e imparare a riconoscere l’amore che nutre davvero.
Scopri di più →
