La stanchezza che senti
non è caduta.
Ciò che oggi ti irrita, ti pesa, ti stanca é
maturazione emotiva.
È la crescita silenziosa di un’anima che ha abitato troppi compromessi,
che ha addomesticato tempeste per non farle cadere sugli altri,
che ha trattenuto parole per non ferire,
che ha raccolto rovine per non lasciare nessuno senza casa.
Arriva un giorno in cui il corpo non tollera più ciò che è dissonante, invasivo, ambiguo, prepotente.
Non per fragilità, ma per verità.
Il sistema nervoso si alza in piedi e dice:
“Non voglio più normalizzare ciò che mi fa male.”
Non è egoismo: è lucidità.
Non è rabbia: è un confine che torna a fiorire.
È la saggezza antica del corpo, che finalmente parla più forte della mente,
che non chiede spiegazioni, non offre diplomazie:
ti mostra il punto preciso in cui la tua energia non scorre più,
dove qualcosa non vibra, non nutre, non respira,
e ti invita a non forzare, a non giustificare, a non raddrizzare l’ingiustizia con la pazienza.
La guarigione non arriva come un atto di perdono perfetto,
ma come un no sussurrato al posto giusto:
quel no trasparente, senza scenografie,
che nasce dalla carne, dal sangue, dalle cicatrici,
e che finalmente ti restituisce a te.
E allora la vita non è più una lotta contro le ombre degli altri,
ma un ritorno alla tua postura interiore,
al tuo ritmo, alla tua vibrazione.
Non c’è nulla da sopportare quando un’anima è pronta a riconoscere ciò che la spegne.
Non c’è nulla da spiegare quando la tua verità ha smesso di tremare.
Questa insofferenza non è un difetto: è guarigione.
È dignità emotiva.
È il momento in cui finalmente smetti di sopportare ciò che ti spegne
e scegli la pace come casa.
E torni a danzare la vita.
Hai riconosciuto dentro di te quella stanchezza che chiede verità? È il momento di scegliere te stessa.
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