Credo nella libertà di essere sé stessi.
Credo nella complessità delle storie, delle ferite, delle scelte.
Credo che ogni essere umano porti un mondo unico e irripetibile.
E proprio per questo
credo anche nelle responsabilità che danno forma all’amore.
Credo che ci siano scelte che non sono neutre.
Che quando metti al mondo un figlio
non stai solo dando la vita,
stai prendendo un impegno sacro.
Credo nella genitorialità come presenza.
Non a fasi alterne.
Non a convenienza.
Non quando tutto il resto è già sistemato.
Credo nell’esserci davvero:
con il corpo, con il tempo, con il cuore.
Anche quando è scomodo.
Soprattutto quando costa.
Credo che, se tuo figlio non sta bene,
tutto il resto possa aspettare.
Perché in quel momento
non c’è niente di più importante
che proteggerlo, accoglierlo, reggerlo.
Credo che si possa amare di nuovo dopo un divorzio.
Ricostruire, rinascere, scegliere ancora.
Ma credo anche che l’amore per i figli
non si riduca,
non si frammenti,
non venga mai dopo.
Credo che il tempo non sia una casualità.
Il tempo è una scelta.
E ciò che scegliamo ogni giorno
racconta chi siamo davvero.
Credo che chiamare le cose con il loro nome
non sia giudizio,
ma atto di responsabilità collettiva.
Perché ciò che normalizziamo
diventa il mondo in cui vivranno i nostri figli.
Io credo in un amore che resta, cade e cresce.
In un amore che si assume il peso.
In un amore che non fugge quando smette di essere comodo.
Credo in un amore incarnato.
Vissuto.
Agito.
E scelgo di stare da questa parte.
Sempre.
E no,
non sarò mai complice silente
di chi l’amore lo invoca, ma non lo onora.
Margherita Roncone
