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Ho imparato a restare

Ho imparato che un cielo grigio non spegne la luce se hai chi ti illumina con poco.

Come stai? Mi manchi, non vedevo l’ora di sentirti.

Ho imparato che un fiore si spoglia piano, non perché triste, ma perché solo.

Lascia petali di nostalgia per essere trovato da chi forse non lo ha visto mai.

Ho imparato che una pietra lanciata in un campo arido può farsi zolla, proteggere un germoglio e diventare seme.

Ho imparato che se faccio abbastanza silenzio riesco a coprire voci che non sanno parlare, occhi che non sanno sorridere, mani che non sanno abbracciare.

Ho imparato che la vergogna è il posto in cui si nascondono i mostri infantili quando diventi adulto.

E per sconfiggerli è importante prendere per mano chi è al buio, come te, e ridere insieme un sacco.

Ho imparato a restare, con le rughe e le vampate, i gatti sulle gambe, anche se ho da fare, la nostalgia dei “mi raccomando” di mia madre, i giorni difficili dei miei figli, che vorrei salvare.

Ho imparato e continuo ad imparare.

Margherita Roncone