La casa che costruisco ora
non ha muri perfetti.
Ha finestre aperte
solo quando lo decido io.
Non chiede silenzio per paura,
ma lo sceglie
quando serve al cuore.
È una casa senza urgenza:
non devo dimostrare,
non devo tenere insieme tutto,
non devo meritare il posto
restando sveglia.
Qui
non cammino in punta di piedi.
Qui il mio respiro
non disturba.
La casa che costruisco ora
non ha testimoni ostili,
né sguardi che misurano,
né parole che scivolano
come lame educate.
Ha verità semplici:
un corpo che sente,
un limite che protegge,
un “no” che non è colpa.
In questa casa
la bambina non deve essere brava.
Può essere stanca.
Può essere vera.
La donna
non deve resistere.
Può appoggiarsi.
Qui
non si piange sul latte versato.
Si raccoglie
quello che resta
e si semina.
Qui
la pace non è concessa.
È scelta.
E se qualcuno entra
è perché sa togliersi le scarpe,
parlare piano,
e non confondere l’amore
con il rumore.
La casa che costruisco ora
sono io
quando smetto di scappare da me.
Non è perfetta.
Ma regge.
E mi abbraccia sempre.
Margherita Roncone
