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Perché combattere l’ansia la rende più forte

La trappola del controllo emotivo e come uscirne.

C’è un equivoco silenzioso che ci accompagna da sempre: pensiamo che per stare bene dobbiamo eliminare ciò che ci fa stare male.

Così combattiamo l’ansia, reprimiamo la rabbia, scacciamo la tristezza.
E più lottiamo, più restiamo impantanati.

La psicologia contemporanea ha dato un nome preciso a questo meccanismo: evitamento esperienziale.
È la tendenza a fuggire da emozioni, pensieri e sensazioni scomode anche quando questa fuga ci allontana dalla vita che desideriamo.

Gli studi sulla cosiddetta “flessibilità psicologica”, concetto centrale del lavoro di Steven C. Hayes, mostrano qualcosa di controintuitivo: le persone che cercano meno di controllare le proprie emozioni dolorose stanno meglio e funzionano meglio nella vita quotidiana.

Non perché soffrano di meno.
Ma perché non sprecano energie a scappare.

Indice dell’articolo

La trappola del controllo emotivo

Provare a non pensare a qualcosa è il modo più rapido per pensarci di più.

Lo dimostrò già negli anni ’80 lo psicologo Daniel Wegner con il celebre esperimento dell’“orso bianco”: chiedeva ai partecipanti di non pensare a un orso bianco. Risultato? L’orso bianco invadeva la mente con ancora più insistenza.

Lo stesso accade con le emozioni.

Dire a sé stessi: “Non devo essere triste” non elimina la tristezza.
Aggiunge frustrazione alla tristezza.

Dire: “Non posso avere paura” non cancella la paura.
La trasforma in vergogna e blocco.

Il controllo rigido crea un effetto rimbalzo: ciò che tentiamo di zittire alza la voce.


Accettazione: aprire spazio, non alzare bandiera bianca

Accettare non significa giustificare, tollerare passivamente o rinunciare al cambiamento.

Significa fare spazio all’esperienza interna così com’è, smettendo di trattarla come un nemico da abbattere.

È una scelta di postura interiore:
non più pugni chiusi contro ciò che sento, ma mani aperte che lo lasciano passare.
Questa apertura produce un effetto concreto e misurabile: riduce la fusione con i pensieri e aumenta la libertà di azione.

In altre parole:

  • l’ansia può restare
  • ma smette di decidere lei cosa farai oggi

E’ un vaglio sottile, ma radicale: non usare più l’energia per respingere l’esperienza interna, ma per abitarla con consapevolezza. Quando accetti, non stai dicendo che l’emozione ha ragione. Stai dicendo che esiste e che ignorarla, zittirla o giudicarla non la farà sparire. Non è passività, è disponibilità. Disponibilità a sentire ciò che c’è, così com’è, per quello che è, senza aggiungere: “Non dovrei sentire questo”, o “Devo liberarmene subito”.

Quando smetti di trattare un’emozione come un nemico da abbattere, qualcosa cambia: non perché scompaia, ma perché smette di occupare tutto lo spazio.


Dal “come mi sento” al “cosa conta per me”

Quando tutta l’energia è spesa per stare meglio, la vita viene rimandata.

Aspettiamo di sentirci pronti, sicuri, leggeri.
E intanto rimaniamo fermi.

L’accettazione ribalta la logica: non serve sentirsi bene per muoversi verso ciò che ha valore.

Posso essere agitato e fare quella telefonata importante.
Posso essere triste e prendermi cura di una relazione.
Posso avere paura e fare un tentativo.

Qui entra in gioco la bussola dei valori.

Non “quando smetterò di avere ansia farò…”,
ma “poiché per me conta questo, oggi faccio un passo”.

Anche minuscolo.

Quando smetti di combattere un’emozione, spesso quella emozione si ammorbidisce.

Non perché tu l’abbia vinta.
Ma perché hai smesso la guerra.

La ricerca mostra che l’accoglienza riduce l’intensità e la durata delle reazioni emotive rispetto alla soppressione. Il corpo che non riconosce più una minaccia interna, abbassa gradualmente l’allarme.

È come attraversare un temporale invece di restare bloccati sotto un portone aspettando che smetta di piovere.

Ti bagni, sì.
Ma arrivi.


Una pratica semplice (e potente)

Quando arriva un’emozione difficile, prova tre passi:

1. Nominala con gentilezza

“Qui c’è ansia.”

Non “sono ansiosa”, ma “c’è ansia in me”.

2. Falle spazio nel corpo

Nota dove la senti: petto, gola, stomaco.

Respira lì, senza scacciarla.

3. Scegli un’azione di valore, piccola ma concreta

Un messaggio sincero.
Una pagina scritta.
Una camminata.
Un no detto con rispetto.

In questo modo l’emozione può salire a bordo, ma non guida lei.


Vivere con il cuore in disordine

La vera forza non è avere sempre chiarezza interiore.
È presentarsi alla propria vita anche quando dentro è nuvoloso.

Accettare è dire:

“Questo è ciò che provo adesso.
E adesso scelgo comunque chi voglio essere.”

Non è rassegnazione.
È partecipazione piena.
Non è subire la pioggia.
È camminare sotto la pioggia verso ciò che ami.
E spesso, proprio mentre cammini, scopri che il cielo cambia.


Quando l’ansia occupa troppo spazio, non serve combatterla: serve ritrovare te stesso.
Il percorso Trova il tuo valore ti guida a sciogliere il controllo emotivo, riconnetterti ai tuoi valori e costruire una vita più libera e presente, un passo alla volta.

Scopri come iniziare oggi

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